architetto massimo mengato

Contrà Cantarane, 8 - 36100 Vicenza (VI)

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Villa in San Pietro Viminario (PD)



























Progettista Capogruppo: Arch. Emilio Mengato, Arch. Stefano Mengato, Arch. Massimo Mengato.


Committente: Committente privato

Dati generali:

Data: 2006
Area: 1.240 mq
Superficie coperta: 376 mq
Volume urbanistico: 3000 mc

Il progetto approvato prevede un attento intervento di riuso di questa splendida villa in Comune di San Pietro Viminario per creare quatto ampie unità immobiliare con ingressi, autorimessa, posto auto e giardino indipendenti.











Il progetto si esprime nel massimo rispetto di tutti gli elementi tipologici formali dell'organismo principale consolidando, ripristinando e rinnovando gli elementi essenziali che costituiscono l'edificio, inserendo gli elementi accessori e gli impianticome richiesti dalle attuali esigenze d'uso, interpretandoli con materiali e forme attuali a compimento delle parti mancanti.











Estratto dalla relazione del progetto:
L'atteggiamento verso il vecchio agglomerato edilizio appare interessante per la misura in cui, con sufficiente chiarezza, si riesce a porre la questione della sua trasformazione con la restituzione all'uso residenziale.
Gli elementi qualitativi caratterizzanti l'immobile saranno ripresi e rimessi nel circolo costruttivo

attuale non escludendo alcune interpretazioni con materiali e forme attuali. La progettualità perciò implica anche un particolare modo di non tradire il testo di lettura a cui ci si riferisce e di trasfigurare solo in parte il contenuto, pur consentendo di leggere ancora il suo messaggio nelle travature lignee ricomposte, nelle forature, della composizione simmetrica interna.
L'operazione compositiva attraverso la quale il progetto ragiona su questi problemi può essere di diverso segno e peso, poca astrazione formale, stilizzazione e enfatizzazione con evidenti richiami filologici o ammissioni per lasciar intendere talune mancanze, ma implica, in ogni caso, un lavoro ed un ragionamento ponderato sul "vecchio"; ma tutto il complesso continua a recare sempre bene

impressa la traccia di quella iniziale destinazione originaria e perciò le forme sembrano proseguire nel tempo.
All'organismo edilizio di prima si rimanda, richiamandola al tempo stesso, tenendo conto delle profonde analogie con le tradizionali matrici tipologiche e strutturali. Si stabilisce nell'intervento proposto una tipologia abitativa che mira a mantenere inalterata tutta la struttura portante verticale ed orizzontale primaria.
Si chiama in causa sia la tradizione con il restauro esterno, sia la modernità come innovazione interna necessaria e con il senso della giusta misura adeguata al rinnovamento dei bisogni, che nei tempi mutano persino di natura e pertanto necessitano di una ricerca e della soluzione più appropriata per l'aggregato edilizio che ha oramai abbandonato la sua funzione originaria.
L'accettazione dell'evolversi dei costumi, delle esigenze e del mutamento delle necessità fa parte del progetto e della forma in rapporto all'uso e così trasformati nel loro interno gli edifici diventano mezzi espressivi dell'arte del costruire e del design.

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